domenica 16 marzo 2008

Illusione lavoro; un paradosso tutto italiano

Lavoro. Una parola che in Italia assume contorni mistici, onirici, quasi fantasy.
Per chi ha la sfortuna poi di nascere al sud, è una vera e propria chimera; perchè se ne parla tanto e in tutte le occasioni della nostra vita sociale ma di lavoro vero e proprio ce ne è ben poco.
L'Italia poi, paese dei burattini e dei clown, ci presenta poi un caso del tutto particolare che il sottoscritto chiamerà "Caso della contraddizione lavoro". Mi spiegherò meglio.
Il percorso 'naturale' di studi di un qualsiasi ragazzo include la scuola elementare, la scuola superiore che permette di ottenere il diploma e in seguito l'università; chiaramente questo è solo un tragitto 'eventuale' dato che in Italia molti si accontentano del diploma e si tuffano immediatamente nel mondo del lavoro.
Analizzando dati e sondaggi, apprendiamo una sconcertante verità; in questo Paese lavorano più i diplomati che i laureati. Chiaramente non possiamo generalizzare o eliminare alcuni fattori esterni che indubbiamente influiscono sulle concrete possibilità di lavoro (come, per esempio, eventuali raccomandazioni o il tipo di laurea che si ottiene o, ancora, il luogo dove si cerca attivamente lavoro). Ma la situazione, a grosse linee, è la seguente; un ragazzo diplomato di circa 20 anni ha più possibilità di essere inserito nel mondo del lavoro di un laureato in legge o in economia e commercio: fenomeno tutto italiano è quello secondo il quale un diplomato può svolgere anche un lavoro part-time non qualificato mentre il laureato è destinato alle complesse vicissitudini post lauream che sono rappresentate da concorsi, esami di stato, specializzazioni, master e via dicendo.
In pratica, un diplomato, orientativamente verso i 26 anni, ha già una cospicua esperienza di lavoro mentre un laureato in legge può arrivare ai 35 anni e non aver concluso ancora nulla.
C'è inoltre il famoso paradosso italiano. Una persona mediamente si laurea verso i 28/30 anni (chiaramente c'è chi si laurea prima e chi anche dopo); ottenuto il pezzo di carta, il laureato si butta speranzoso nel mondo del lavoro e, nelle more di specializzazioni varie, cerca di trovare un impiego anche part-time che possa permettergli di arrotondare lo stipendio. Ma la cosa è impossibile. Se si vanno a controllare gli annunci di lavoro che pubblicano le aziende su giornali e siti, scopriamo che queste sono alla ricerca di "laureati con almeno 2/3/4 anni di esperienza lavorativa in quel determinato settore"; ritornando al famoso assioma secondo il quale uno studente vede la laurea intorno ai 28 anni, com'è possibile che una persona normale possa aver acquisito un tale vissuto lavorativo in queste circostanze?

Italia, paese dei paradossi.

Hrotgar

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